Più volte abbiamo ribadito il fatto che i ritardanti di fiamma bromurati sono oggi presenti in moltissimi prodotti di consumo per evitare che possano incendiarsi e, per questo, li ritroviamo nelle nostre case.

A conferma di ciò, sono stati eseguiti in passato diversi studi, tra cui uno piuttosto curioso che vedeva come protagonisti i gatti.

Già, proprio gli animaletti domestici che vivono assieme a molti di noi nelle nostre case.Lo studio si chiamava “Cats’ Internal Exposure to Selected Brominated Flame Retardants and Organochlorines Correlated to House Dust and Cat Food” ed è stato eseguito dal team: J. Norrgran Engdahl, A. Bignert, B. Jones, I. Athanassiadis, Å. Bergman, and J. M. Weiss. È poi stato pubblicato sull’ Environmental Science & Technology.

Questa indagine effettuata sui gatti domestici ha rilevato elevati livelli di ritardanti di fiamma bromurati presenti nel sangue degli animaletti. Una dimostrazione del fatto che tali sostanze chimiche vengono rilasciate nell’ambiente casalingo, mescolandosi alla polvere che normalmente si trova nelle stanze.

Il meccanismo d’azione è semplice: le sostanze bromurate vengono rilasciate dai mobili, arredi, tessuti, componenti in plastica, ecc. nell’ambiente circostante e si mescolano alla polvere che, tra le altre cose, finisce anche sul pelo del gatto.

Nel momento in cui il gatto si lecca per assolvere al suo rituale di pulizia quotidiana, ingerisce anche queste particelle che vengono così assorbite dall’organismo ed iniziano a circolare nel sangue.

Un altro studio condotto dalla dott.ssa Jessica Norrgran metteva anche in luce il fatto che i ritardanti di fiamma bromurati erano presenti in concentrazioni maggiori nei gatti affetti da ipertiroidismo rispetto a quelli sani, facendo pensare ad un possibile meccanismo di tossicità sulla tiroide.

In passato, altri studi avevano evidenziato la possibilità che alcuni ritardanti di fiamma fossero nocivi per la salute e che addirittura andassero ad interferire proprio con il nostro sistema endocrino.

Quando le persone leggono notizie come queste, è ovvio che si spaventano e si preoccupano.

Molte sono state, nel tempo, le lamentele di consumatori contrari all’utilizzo di alcuni ritardanti di fiamma nei prodotti di largo consumo.

D’altra parte, la prima cosa che viene da pensare è: se i gatti ingeriscono tutti i giorni quantitativi di ritardanti di fiamma potenzialmente tossici, la stessa cosa succede ai bambini?

E la risposta non può essere che logica…

I più piccoli mettono in bocca continuamente le mani e gli oggetti che si trovano in casa. Inoltre è inevitabile che tocchino gli stessi mobili su cui si deposita la polvere intrisa di sostanze chimiche.

È per questo che viene da domandarsi se sia davvero un bene per noi utilizzare i ritardanti di fiamma…

In fondo sono delle sostanze indispensabili, devono essere presenti nelle nostre case, per scongiurare i pericoli legati ad un rischio di incendio.

Quindi un produttore di arredi, tessuti, plastica o gomme, prodotti per l’edilizia, ecc., per rispettare la salute dei propri consumatori e tranquillizzarli al contempo eliminando le loro paure, cosa dovrebbe fare?

 

Utilizzare o no i ritardanti di fiamma?

La soluzione è semplice.

Basta evitare i ritardanti di fiamma tossici.

Scegliendo però un’alternativa che non interferisca con le caratteristiche del prodotto e soprattutto che mantenga l’elevata efficacia di protezione dalle fiamme.

In poche parole, la soluzione è: ALFRIMAL®, una linea completa di ritardanti di fiamma a base di idrossido di alluminio, che è:

atossica,

sostenibile

efficace e sicura.

Inoltre la sua distribuzione granulometrica è ottimizzata per l’applicazione in tutti i tipi di leganti organici e, grazie a questa particolare struttura, anche le proprietà meccaniche e della superficie dei composti vengono migliorate da ALFRIMAL®.

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Oswald Zimmerhofer
Direttore generale

 

 

 

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